L’anno del disappunto – Quarta parte / Ma tu guarda che Raba…

Segue da quest’articolo.

Tre giorni dopo, il 5 novembre, si gioca la gara più superflua che si possa immaginare: la partita di ritorno col Raba Eto in terra ungherese. Più che pensare all’impresa della vita e a una qualificazione poco meno che impossibile, i magiari puntano a una vittoria di consolazione se non di prestigio.

Non riusciranno nel loro intento, ma al 21° Kieft, colpito al ginocchio da Turbek, si infortuna gravemente e – dopo aver tentato invano di reggere la botta – al 25° deve uscire dal campo; sarà sostituito da Lerda, già autore della rete decisiva con l’Empoli poche settimane prima. Uno smaccato senno di poi induce a pensare che sarebbe stato meglio risparmiare l’olandese per l’incontro successivo con l’Inter e impiegare Lerda contro gli ungheresi fin dall’inizio, ma è anche vero che, in un’epoca in cui le panchine chilometriche dei giorni nostri non erano neppure appannaggio del Milan berlusconiano, non si ricorreva ancora al turn-over di Coppa. La sintesi televisiva ci mostra i goal, ma non l’infortunio che, come alcuni presentono, segnerà irrimediabilmente l’intera stagione.

Il bomber olandese starà fuori dal campo per tre mesi (e già questo sarebbe demoralizzante), ma il peggio è che, una volta recuperato, non ritroverà più la vena devastante che aveva illuso la tifoseria. Il Toro riprende così il cammino in serie A con un incontro proibitivo a San Siro, con l’Inter e senza Kieft. Pur battendosi con onore e impensierendo più volte i nerazzurri, perde 1-2:

Molto più preoccupante, invero, è la partita successiva col Brescia, che non si lascia impensierire dai nostri attacchi e ci castiga due volte nella ripresa; la sconfitta ci relega tristemente nella parte destra della classifica, pericolosamente vicini alla zona retrocessione (che si trova tre punti sotto di noi):

(Continua)

Annunci

“Ecce Toro” – Decima parte / Emozione e commozione

Segue da quest’articolo.

L’ultima vittoria della stagione è una vera e propria festa ai danni del Cagliari di Riva, ormai sul viale del tramonto e rassegnato alla retrocessione. Nella porta dei sardi c’è una nostra futura conoscenza (Copparoni), ma nell’attacco del Toro c’è una potenza inaudita che dà per l’ennesima volta dimostrazione di sé, con eccellenti risultati e straripando a poco a poco: Continua a leggere ““Ecce Toro” – Decima parte / Emozione e commozione”

Un Toro senz’anima si chiude la porta in faccia

Ed ecco, proprio nel giorno in cui toccava vincere assolutamente per cercare di tenere il passo di Samp e Milan, il Toro gioca la partita più squallida e indecente di tutto il suo campionato, con un primo tempo da coprirsi gli occhi. Errori continui in impostazione, contropiedi sprecati a nastro, grinta lasciata negli spogliatoi, sostituzioni folli, fantasmi in campo che di granata han solo i risvolti della casacca. Logica, nonché meritata, la sconfitta che chiude virtualmente la porta dell’Europa in faccia agli svogliati ragazzi di Mazzarri, ma quest’ultima goccia e lo sconforto che ne deriva mi inducono a trarre qualche drastica conclusione.

Cairo non vuole andare in EL. Quando ci è andato nel 2013/14, grazie a un 7° posto e ai problemi fiscali del Parma, lungi dal preparare una squadra per tener testa a campionato e coppa il presidente aveva sostituito Immobile e Cerci, le due sorprese di quella squadra, con Quagliarella e Amauri (un’operazione, quest’ultima, che ancora oggi viene ricordata con giustificato disgusto), trattenendo però due autentici idoli dei tifosi e assi del pallone come Larrondo e Barreto. Quanto basta per capire che l’insperata partecipazione in EL infastidiva la dirigenza, invece di esaltarla. Un raro colpo di fortuna del successivo mercato di gennaio, ossia l’acquisto di Maxi Lopez, ha permesso al Toro di proseguire il suo cammino in EL fino agli ottavi, il che si poteva ben definire un’impresa non tanto per lo spessore degli avversari incontrati, ma per l’inconsistenza del suo mercato estivo e la mancanza di giocatori decenti in tanti ruoli.

Solo un’ostinata, persistente volontà di NON andare in EL può spiegare non solo le tante altre campagne acquisti scellerate di questi anni, ma anche prestazioni vergognose come quella scodellata ieri al Bentegodi di Verona, nonché la porcata ipocrita e intempestiva di sostituire l’allenatore anziché cercare di rinforzare un minimo questa squadra nella finestra di mercato da poco conclusa.

Dopo tanti discorsi sul gioco e sull’asserito miglioramento tattico (materia in cui è tanto nobile quanto perfettamente inutile addentrarsi, nel caso del Torino), si scopre mestamente che sull’unico terreno che davvero abbia importanza, ossia quello dei punti, Mazzarri ha dimostrato di valere quanto Mihajlović (anzi meno, perché contro le stesse avversarie e con una partita in casa in più ha raggranellato appena 11 punti contro 12). Gli unici guizzi che avrebbero davvero potuto dare una mezza svolta alla stagione sarebbero stati una vittoria a Genova e un risultato decente nel derby: macché, missioni incompiute in entrambi i casi. Ma se quando il gioco si fa duro si manca inesorabilmente l’obiettivo, che dire delle partite ritenute facili come questa, dove almeno si poteva conservare un filo di speranza nella qualificazione in EL?

Tanto per capirci, il Verona veniva da tre sconfitte casalinghe di fila e, come prima della gara di andata, da un periodo nerissimo. Non si resuscita due volte un avversario derelitto per caso; questi prodigi avvengono solo perché non c’è alcuna intenzione di fare sul serio: si rimane faticosamente a galla a forza di pareggi, magari per tener viva la speranza dei tifosi e alimentare di conseguenza anche il loro interesse ad andare allo stadio, ma ogni volta che tocca affondare i colpi ci ritroviamo con una squadra senz’anima che sembra fare il possibile per prenderle e, puntualmente, ci riesce. L’anno scorso ci ha levato ogni illusione una partita da manicomio come quella finita 2-2 col Milan a gennaio; quest’anno il giochetto è durato appena un mese in più e possiamo già considerarci in vacanza. Con tre mesi di anticipo.

Il sale del Mondo – Undicesima parte / Senza reti, ma fieri

Segue da quest’articolo.

Si va quindi a Porto per difendere contro il Boavista il 2-0 dell’andata. Anche stavolta il Toro esce dal campo senza segnare, ma il pari a reti bianche strappato ai lusitani va più che bene perché ci fa passare il turno. Nonostante l’espulsione di Lentini verso la fine del primo tempo, un Marchegiani superlativo impedisce più volte agli avversari di segnare anche solo il goal dell’illusione.

Dopo una domenica di sosta, arriva uno dei derby più controversi degli ultimi decenni: è quello in cui Bruno e Policano vengono espulsi entrambi e squalificati per 13 giornate in tutto (8 per il primo e 5 per il secondo). Il fatto che il Toro ridotto in nove uomini dia filo da torcere ai gobbi passa naturalmente in secondo, anzi in terzo o quarto piano di fronte ai due cartellini rossi (successivamente, in seguito a ricorso, le giornate di squalifica per Bruno saranno ridotte da 8 a 5); i giornalisti tratteranno da criminali entrambi gli espulsi, peraltro multati e criticati anche dalla società granata. Sono invece osannati dai tifosi: Bruno era inviperito con l’arbitro (per aver beccato una seconda ammonizione che non riusciva a spiegarsi) e con Casiraghi (per le continue provocazioni di quest’ultimo) mentre Policano ha, per così dire, fatto giustizia per il compagno che era stato sbattuto fuori colpendo per l’appunto Casiraghi con un calcio in faccia. Si può essere in disaccordo (e molto) sui modi, ma non sulla sostanza.

Con un morale indefinibile (a terra per il derby perduto, ma orgogliosi per la reazione sfoderata in inferiorità numerica), il Toro rimane a secco anche contro il Verona, quintultimo in classifica e certamente non imbattibile, rischiando pure un’ingloriosa sconfitta.

Benché a due punti dalla zona UEFA, dopo questo deludentissimo pari il Toro si ritrova 9°, dunque a metà classifica. Le reti continueranno a mancare ancora per un pezzo in campionato, mentre in coppa si presenta subito un’occasione di riscatto ad Atene, contro i greci dell’AEK, il mercoledì successivo alla stecca col Verona.

(Continua)

Derbycidi

Stavolta non ci ho azzeccato. Dopo Toro-Udinese, partita illusoria (ma mica poi tanto), scrivevo a proposito del goal annullato da Abisso che “il gentile pensiero dell’arbitro potrebbe essere una mezza ingiustizia calcolata a puntino per farci arrivare al derby in debito, con la coscienza un po’ sporca e il contentino appena ricevuto: una perfetta vittima sacrificale, insomma.” Continua a leggere “Derbycidi”