Il sale del Mondo – Seconda parte

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Al pari nel derby d’andata segue una brutta legnata assestataci dal Pisa (sembra brutta bestia per il Toro di quegli anni, specialmente in casa toscana). Le cose non migliorano contro il Parma, che ci ferma sullo 0-0 anche per via di un’espulsione nella ripresa ai danni di Policano. Il difensivismo delle due squadre e la prospettiva del Capodanno imminente, d’altronde, non lasciavano prevedere scintille di spettacolo:

Tutt’altra faccenda è invece il primo incontro granata del ’91, una vittoria sonante in casa della Samp che, a fine stagione, vincerà il campionato. Non è solo una fantastica dimostrazione del contropiede in mano a un’ottima squadra diretta da un esperto del gioco di rimessa; è anche una gara stracolma di occasioni e di brividi, con un palo del portiere doriano Pagliuca (!) all’ultimo secondo che fa tremare i nostri.

A questa battaglia esaltante, che riporta i granata in sesta posizione, segue una partita meno fortunata con i viola: in vantaggio per 65 minuti, il Toro subisce il pari a 6 dalla fine per un tiro sporcato da una zolla che inganna Tancredi e s’infila in porta. Nella gara successiva, però, la squadra si conferma più efficace in trasferta che non al Delle Alpi, vincendo in sicurezza contro l’Atalanta:

Purtroppo a Roma, con la Lazio, il ter non arriva: i biancazzurri ci superano per 2-1 e ci raggiungono al 7° posto, ma la riscossa arriva subito con un 4-0 risoluto al Bari (squadra tutt’altro che trascurabile quell’anno, dato ch’era a pari punti con noi). Bresciani, già a segno con Samp, Fiorentina e Atalanta, si conferma grande attaccante con altre due reti:

(Continua)

Sfaldi a fine stagione? (Speruma ‘d nen)

È la domanda che un po’ tutti noi tifosi granata stiamo rivolgendo in cuor nostro a Cairo, e non da adesso, ma a questo punto può fungere da porticina per un riassunto della stagione.

L’anno delle cinquine

Il Toro ha aperto e chiuso la stagione casalinga con una cinquina; le ha assestate, ma in un paio di casi le ha purtroppo anche prese (dal Napoli, che ci ha rifilato dieci goal fra andata e ritorno in cambio di tre nostri soltanto). Alcune delle cinquine vincenti sono state da capogiro, come quella con il Bologna, col Cagliari e, perché no?, anche quella finale col Sassuolo.

Un’altra cinquina, invece, è stata assai meno esaltante: il 5-3 rifilato al Pescara che, derelitto come pochi, ci stava pericolosamente rimontando il risultato pazientemente costruito da Ajeti e soci, non ha lasciato proprio in estasi i tifosi:

Con tutte queste sbornie di reti spicca chiaramente il Gallo Belotti (26 in 28 partite), ma si segnalano per frequenza realizzativa anche Falque (12 goal), Ljajić (10) e Baselli (6); lascia a bocca aperta la presenza nei tabellini di quasi tutti i nostri difensori (che forse, con le luminose eccezioni di Moretti e Zappacosta, sarebbero più adatti a un altro ruolo o ad altre serie): oltre ai due appena citati, si son presi la soddisfazione di segnare almeno una volta anche Rossettini, Ajeti e De Silvestri.

Partite esaltanti e partite maledette

Il Toro non ha fatto faville solo quando ha infilato cinquine agli avversari: a voler scegliere la migliore partita della stagione, molti punterebbero il dito sulla bellissima Torino – Roma che ha incendiato le speranze del nostro pubblico:

Un incontro con innumerevoli occasioni da goal, capovolgimenti di fronte e sorprese entusiasmanti, seguito subito da un’altra bella affermazione, pur meno netta, con la Fiorentina:

È stato senz’ombra di dubbio il momento migliore della stagione, perché nella partita successiva sono arrivati quattro goal con il Palermo, avversario certamente meno forte ma galvanizzato dal fatto di aver insaccato la prima rete dell’incontro:

Il Palermo ha esaltato il nostro attacco e, in particolare, il Gallo anche al ritorno, in un’altra partita che resterà a lungo nei ricordi dei tifosi:

Tre le chiavi di volta della stagione, tutte (ahinoi) in senso negativo: il pari con la Lazio, quando eravamo in piena corsa per l’EL e qualche tifoso auspicava obiettivi anche più ambiziosi; la sciagurata serie negativa Samp – derby – Napoli che ha di fatto ridotto pesantemente le nostre speranze di tornare in Europa e, forse la disillusione più amara di tutte, il 2-2 contro il Milan che ha chiuso ogni porta dopo l’eliminazione già dolorosa impostaci dagli stessi rossoneri in Coppa Italia:

Se le nostre speranze si sono dileguate con la stessa velocità con cui sono comparse, i motivi non sono pochi. Uno su tutti è il seguente: solo cinque volte in tutto il campionato il Toro è uscito dal campo senza subire reti, un’impresa (nel nostro caso non è insensato definirla tale) che non ci è più riuscita in tutto il girone di ritorno. A fronte di una quantità confortante di “tempeste perfette” scatenate dal gioco di Mihajlović in molti primi tempi contro i malcapitati avversari, nella ripresa il Toro ha dovuto fare i conti col fiato corto e con la miglior tenuta atletica altrui. Gli esempi appena visti con Lazio e Milan fanno testo, fin troppo.

Arbitro, fischia!

Il Toro favorito dagli arbitri: chi l’avrebbe mai detto? Dopo le partite con Crotone e Chievo nel girone d’andata, in verità, l’hanno affermato in tanti e nelle due fattispecie avevano pure ragione. Una sensazione piuttosto rara per noi, che ad alcuni tifosi ha dato il capogiro. Poi, col puntuale ritorno alla normalità e mezzo campionato costellato di partite ininfluenti per la classifica, le cose si sono calmate e abbiamo fatto pure in tempo a farci scippare un derby con un’espulsione in offerta speciale.

Scoppiettanti, fino a un certo punto

Non sarà fatica persa dare un’occhiata all’andamento in classifica del Toro di Miha: dalla 16a giornata in poi non siamo più saliti oltre l’8° posto né mai siamo scesi sotto il 10°. Manca, in questa statistica, il computo dei punti che ci separavano dalla zona EL, un dato che non vale la pena di calcolare giornata per giornata ma che renderebbe anche maggiormente l’idea di una rincorsa abbandonata quasi subito, a dispetto del gioco notevole messo in mostra.

Ancora una volta un campionato già deciso o quasi a metà del girone d’andata ha allungato la classifica di quel tanto che è bastato per allontanarci ben presto a titolo definitivo dagli obiettivi che la tifoseria accarezzava fin dal precampionato, e mica tanto segretamente. E tutto questo nonostante la presenza in squadra di Belotti, implacabile per cinque sesti della stagione.

La sintesi: Torino – Sassuolo 5-3 / Chi ben finisce è a metà dell’opera

E ora facciamo conto di essere alla fine di un ipertrofico girone d’andata, al termine del quale i punti magicamente si annullano. Ok, prove generali concluse: non proprio nel migliore dei modi (all’ottimo derby e alla vittoria col Sassuolo ha fatto tristemente da contrappeso la doppia resa incondizionata con Napoli e Genoa), ma le basi su cui continuare ci sono, com’è stato detto fino allo sfinimento.

L’ultima partita granata del 2016/17 ricalca quella contro il Cesena di due anni fa e la corrispondente cinquina; stavolta l’avversario è stato più coriaceo se si può dir così, vista la comprensibile mancanza di aggressività da parte di tutti in un incontro che non si sarebbe potuto considerare più ininfluente. Ad ogni modo, fa piacere che i ragazzi abbiano salutato il pubblico giocando per vincere (e riuscendoci) anziché scodellare la terza prestazione indecente di fila. Si è così segnato fino a esaurimento: nel tabellino delle marcature figurano Boyé e De Silvestri, non proprio bomber incalliti, oltre ad habitué come Iago Falque, il sempre più convincente Baselli e l’aspirante Totti del Toro (nella speranza che questa definizione non diventi ben presto amaramente ironica), felicemente tornato al goal dopo un’irritante astinenza di qualche giornata. Dall’altra parte, invece, ha fatto tutto Defrel, autore d’una tripletta grazie alle consuete imbarcate della nostra difesa e a un rigore gentilmente offerto dall’arbitro Rapuano.

Numeri alla mano, la stagione del Toro è perfettamente rappresentata dalle statistiche: 71 reti segnate, 66 subite, 13 vittorie e 11 sconfitte a dimostrazione d’una combattività quasi sempre accesa e onorevole. Bene che la squadra non abbia mollato dopo i disinganni di gennaio, meno bene che si sia disunita dopo il derby di ritorno e che lo spogliatoio abbia pericolosamente vacillato di conseguenza.

Tuttavia, quel che i numeri non possono dire fino in fondo è la cifra (eheh) del gioco impresso da Mihajlović, esaltante davanti quanto disperante in retroguardia: una differenza reti o il totale dei goal fatti e subiti non rende l’emozione di un finale giocato con quattro o cinque punte in campo o la bellezza di quel Toro-Roma di inizio stagione che ha illuso un po’ tutti. O il brivido che abbiamo provato poche settimane nell’intervallo di Toro-Lazio, dopo la bellissima capocciata di Falque e il primo tempo giocato a meraviglia. Speriamo di ripassarci di nuovo e più spesso, magari senza ritrovarci poi scornati com’è avvenuto troppe volte quest’anno.

Biancaz-duri

Proprio nei primi minuti del film “Italia a mano armata” (1976), il personaggio interpretato da Maurizio Merli fa i complimenti alla nostra squadra (“Visto che Torino? Tre a zero”). Se la frase del commissario Betti ha fatto piacere ai tifosi granata, che spesso ricordano quel film con piacere anche per questo motivo, la risposta del maresciallo Ferrari (“Bello sforzo, contro la Lazio”) può avere comprensibilmente indispettito i tifosi biancoazzurri, senza peraltro rispettare la verità storica: non solo la Lazio aveva vinto lo scudetto due anni prima del film, ma proprio contro di noi, durante quel decennio e non solo, si è dimostrata sempre una squadra davvero difficile da battere, o comunque ostica.

Se si eccettua il primo incontro giocato fra le due squadre negli anni ’70 (per la precisione Torino – Lazio dell’11 gennaio 1970, effettivamente terminato sul 3-0 per noi) e un anomalo 5-1 granata a Roma nella stagione 1974-75, tutte le altre gare contro la Lazio hanno fruttato dei pareggi o al più si sono chiuse con scarti minimi, anche nei nostri anni d’oro. Insomma, la squadra capitolina era ed è un vero e proprio osso “biancaz-duro” per noi, tanto da riuscire a bloccare il fortissimo Toro del 1976-77 (un 3-3 in cui i nostri si sono trovati in svantaggio due volte) e da impensierire quello dello scudetto (vincitore per 2-1). L’equilibrio negli scontri permane fino alla fine degli anni ’70, culminando con un doppio 0-0 nel confronto in Coppa Italia della stagione 1979-80.

Qui i rigori che hanno deciso il suddetto turno di Coppa Italia, con tanto di cronaca pizzuliana: